lunedì 30 aprile 2018
Sorella, io ti credo
"Noi viviamo in clausura, portiamo un abito quasi fino alle caviglie, non usciamo di notte (se non per andare al pronto soccorso), non andiamo a feste, non assumiamo alcolici e abbiamo fatto voto di castità. Questa è una scelta che non ci rende migliori né peggiori di chiunque altro, anche se paradossalmente ci rende più libere e felici di altri. E perché è una scelta libera, difenderemo con tutti i mezzi a nostra disposizione il diritto di tutte le donne a fare liberamente il contrario senza che vengano giudicate, violentate, intimidite, uccise o umiliate per questo. Sorella, io ti credo".
All'indomani dell'atroce sentenza sullo stupro di gruppo del 2016 a Pamplona ecco come si sono espresse le suore di clausura di San Sebastian.
Le parole non bastano per esprimere la rabbia che sento. Avrei fatto la stessa identica cosa nella stessa situazione. Non mi sarei difesa per non avere danni permanenti. Scelta sbagliata maledizione. Bisogna urlare e difendersi e graffiare in modo che il branco ti possa spaccare la faccia a suon di calci, e ti rompa le costole e ti si spinga dentro ancora ancora per lacerarti, squartarti e spaccarti a metà.
Maledizione sorella, io ti credo!!!
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